Ancora una primavera



A passi lenti, appoggiandosi al suo bastone nuovo, riuscì a raggiungere il piccolo parco. Convalescente da una lunga malattia che lo aveva notevolmente indebolito, sentiva il bisogno di esporre al sole il suo corpo dolorante e ormai rattrappito dall'età. Era convinto che stavolta non ce l'avrebbe fatta, e invece poteva ancora respirare la fresca brezza di questa primavera appena sbocciata.

La primavera...

Poteva essere la sua ultima primavera. 
I suoi occhi si riempirono di lacrime ripensando allo scorrere della sua lunga vita e al pensiero che presto questa lo avrebbe lasciato andar via da questa terra. Gioie e dolori, errori e successi si avvicendavano nella sua mente accavallandosi senza ordine e causandogli una fitta di profonda nostalgia. 

Ad un tratto dei gridi distolsero il flusso dei suoi pensieri e alzò gli occhi al cielo. Un gabbiano volava proprio sopra la sua testa e lo vide, ne vide il bianco ventre in cui erano ripiegate le zampe arancioni. 

Le zampe arancioni! 

Mai prima di allora aveva fatto caso al modo in cui i gabbiani tenevano le zampe. Una risata lo scosse gioiosa lungo la spina dorsale. E all'improvviso capì tutto: era vivo. In quell'istante. Non c'era nulla prima e nulla ci sarebbe stato dopo. Era pronto.

Un largo sorriso si disegnò spontaneo sul suo volto mentre ne esponeva la pelle ai tiepidi raggi del sole primaverile. Era vivo. 




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