Piccole luci




In mezzo al via vai mattutino e indifferente lo scorse. Era un bambino, o forse una bambina giacché non si capiva bene. Camminava lentamente tenendo fra le mani una grande palla trasparente, forse di vetro, che sembrava piena di tante piccole lucciole che giravano al suo interno. Il bambino - o la bambina - poteva avere al massimo 5 anni. Aveva la carnagione ambrata, i capelli nerissimi e due grandi occhi scuri dallo sguardo limpido e puro. Nessuno sembrava far caso a lui, tranne una persona affacciata al balcone. 
L'uomo scese per strada e si avvicinò alla bambina - o bambino - e gli disse: 
"Come sono belle le tue lucciole!"
Il bambino lo guardò con stupore e rispose: 
"Non sono lucciole"
L'uomo osservò meglio e si accorse che quelle luci erano strane, insolite, e che i loro movimenti all'interno della palla erano molto regolari. Corse a casa a prendere una grande lente d'ingrandimento e tornò dalla bambina. Gli chiese: 
"Cos'è allora questo?" 
e fece per avvicinarsi con la lente. Il bambino rispose come se fosse la cosa più ovvia: 
"Ma è il mio Universo"

L'uomo avvicinò la lente e si accorse che non c'era un vetro che contenesse quelle luci e quei piccoli punti luminosi apparivano, ingranditi, come tante piccolissime galassie che ruotavano su se stesse e che giravano attorno ad un punto centrale.
L'uomo ne fu sconvolto e prese la bambina per un braccio e disse concitato: 
"Vieni con me, bisogna analizzare un pezzo di questo che hai fra le mani"
Il bambino toccò la mano dell'uomo e gli disse: 
"Non si può. Se porti via un pezzo del mio Universo, questo morirà." 
L'uomo si sentì paralizzare al tocco della bambina e chiese: 
"Da dove viene questo Universo?" 
E lui rispose stupito sgranando gli occhi: 
"Ma dal mio cuore!" 
E liberatasi agevolmente dalla stretta dell'uomo, sgattaiolò via perdendosi nella folla mentre l'uomo, ancora paralizzato, non potè far altro che seguire con lo sguardo il piccolo Dio fino a che Ella non scomparve.


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